LUCIO FLAVIO ARRIANO (95-175 d.C. circa)

L'India

 

Testo di riferimento: Lucio Flavio Arriano, L’India. Saggio introduttivo di Delfino Ambaglio, introduzione, traduzione e note di Alessandra Oliva. Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2000.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

V, 12-13: Eracle di Tiro.

E ancora, poiché notarono che i Sibi, popolazione indiana, erano vestiti di pelli, sostenevano che essi discendevano dai soldati rimasti dalla spedizione di Eracle; inoltre, poiché i Sibi portano una clava e ai loro buoi è impresso a fuoco il marchio di una clava, anche questo attribuivano al ricordo della clava di Eracle. Se tali storie sono credibili, si tratterà di un altro Eracle, non di quello tebano, ma di quello di Tiro o d’Egitto…


XIII, 1-2; 5-13: la cattura degli elefanti indiani.

In generale gli Indiani cacciano le fiere come i Greci, ma la loro caccia degli elefanti non assomiglia a nessun’altra, poiché questi stessi animali non assomigliano a nessun altro. Infatti dopo aver scelto un luogo piano e assolato, scavano tutt’intorno una fossa, abbastanza grande da permettere a un grande esercito di accamparvisi…Allora dentro il recinto mettono tre o quattro femmine, le più docili, e lasciano una sola entrata nella fossa costruendo un ponte su di essa. Sopra quest’ultimo pongono molta terra ed erba, in modo tale che il ponte non sia visibile agli animali ed essi non scorgano la trappola. I cacciatori stessi si tolgono d’intorno e si nascondono nei loro rifugi sotto la fossa…Quando dunque si avvicinano al recinto, udendo il barrito delle femmine e sentendone l’odore, si lanciano in direzione di quello; girando intorno ai bordi della fossa, come trovano il ponte, si precipitano su di esso alla volta del recinto. Appena i cacciatori vedono entrare gli elefanti selvatici, alcuni tolgono via il ponte, altri correndo nei villaggi vicini annunciano che gli animali sono imprigionati nel recinto. A questa notizia gli abitanti montano sugli elefanti più coraggiosi e mansueti e corrono verso il recinto, ma, una volta giunti, non intraprendono subito la lotta, bensì lasciano che gli elefanti selvatici vengano sfiniti dalla fame e vinti dalla sete. Quando sembrano ridotti in cattivo stato, allora ricollocano il ponte ed entrano nel recinto; dapprima si ingaggia una dura battaglia tra gli elefanti già addomesticati e quelli prigionieri, poi, com’è naturale, questi ultimi vengono vinti, fiaccati come sono dallo scoramento e dalla fame. Allora gli uomini scendono dai loro elefanti e legano i piedi di quelli selvatici ormai esausti, poi spingono i primi a punire gli altri con ripetuti colpi, finché quelli, stremati, cadono a terra. A questo punto, stando lì accanto, cingono i loro colli con corde e montano su di essi mentre sono stesi. Per evitare che gli elefanti si scuotano di dosso chi li monta o giochino qualche brutto tiro, fanno un’incisione tutt’intorno al loro collo con un coltello tagliente e legano la corda facendola passare nell’incisione, in modo tale che quelli tengano la testa e il collo immobili a causa della ferita…se infatti li girassero per far del male, la corda sfregherebbe la ferita. Così dunque se ne stanno tranquilli e riconoscendosi ormai vinti sono condotti per la corda dagli elefanti addomesticati.


XIII, 6; XIV, 7-9: abitudini di vita degli elefanti indiani.

Gli elefanti selvatici non si avvicinano ai luoghi abitati di giorno, ma di notte vagano dappertutto e pascolano in branco seguendo il più grande e il più nobile fra loro, come le vacche seguono i tori…L’elefante si accoppia in primavera, come il bue e il cavallo, quando i condotti che le femmine hanno presso le tempie si aprono ed esalano un odore. Esse portano in grembo i loro piccoli come minimo sedici mesi e al massimo diciotto. Partoriscono un solo elefante, come le cavalle, e lo allattano finché non ha otto anni. Gli elefanti più longevi vivono circa duecento anni, ma molti muoiono prima di malattia; [tuttavia se muoiono di vecchiaia, arrivano fino a questa età]. Un rimedio per le loro malattie degli occhi consiste nel versarvi latte di vacca, per le altre malattie nel far bere vino scuro, per le ferite, infine, nell’applicarvi carne di maiale arrostita. Questi sono i rimedi che gli Indiani usano per gli elefanti.


XIV, 1-2: la vendita degli elefanti indiani.

Gli elefanti troppo giovani o quelli che non vale la pena acquistare a causa di un difetto fisico, li lasciano ritornare nelle loro sedi. Conducono poi nei villaggi gli animali catturati e per prima cosa danno loro da mangiare canne verdi ed erba;…


XIV, 4: utilizzo degli elefanti indiani in guerra e loro rapporto con i conduttori.

Infatti, se c’è un animale intelligente, questo è l’elefante. Alcuni, quando i loro conduttori sono morti in battaglia, li hanno sollevati e li hanno portati essi stessi a seppellire, altri li hanno protetti con i propri corpi quando giacevano a terra, altri ancora hanno affrontato il pericolo per i conduttori che erano caduti; uno, infine, che in un accesso d'ira aveva ucciso il proprio guidatore, è morto di rimorso e d’afflizione.

Busto di Alessandro Magno come Helios. Roma, Musei Capitolini.

Alessandro e Poro nella battaglia dell’Idaspe, Charles Le Brun. Olio su tela, 1673. Parigi, Musée du Louvre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

XVIII, 1: Alessandro Magno si avvale di flotte fenicie e cipriote per la spedizione in India.

Quando fu pronta la flotta sulle rive dell’Idaspe, Alessandro, raccogliendo tutti i Fenici, Ciprioti o gli Egiziani che avevano seguito la spedizione nell’Asia superiore, equipaggiò con loro le navi, scegliendo come marinai e rematori quelli che erano esperti di navigazione.

 

XLIII, 1: il mare della Fenicia.

A destra del Mar Rosso, al di là di Babilonia, si estende la parte principale dell’Arabia, la quale da un lato arriva fino al mare della Fenicia e della Siria Palestinese, mentre a occidente, verso il mare interno, confina con l’Egitto.


XLIII, 11-12: il periplo di Annone.

Del resto il libico Annone, partito da Cartagine, oltrepassò le Colonne d’Eracle, navigò verso il mare esterno tenendo la Libia a sinistra e procedette verso oriente per trentacinque giorni in tutto; ma quando si volse verso sud, incontrò molte difficoltà a causa della mancanza d’acqua, del calore ardente e dei rivoli di fuoco che si gettavano in mare.


XLIII, 13: Cirene ricca di acqua.

Invece Cirene, fondata nella parte più desertica della Libia, è ricca d’erba, fertile, ben fornita d’acqua, [ci sono boschi e prati], produce frutti e animali di ogni genere, fin dove cresce il silfio; al di là di questo tipo di vegetazione il terreno interno è desertico e sabbioso.

 

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